Due romanzi diversi ma una stessa domanda.

 

 

 

Pur ambientati in contesti lontani — Clairvaux e la Terra Santa nel 1145, il Kentucky nel 1960 — L’ultimo guardiano e Codice Omega affrontano il medesimo interrogativo:
Come può e come deve agire l’uomo di fronte ai propri limiti, soprattutto alla morte?
Le risposte seguono due direzioni opposte:
• L’ultimo guardiano propone la custodia, l’equilibrio e l’armonia.
• Codice Omega indaga invece il dominio tecnico sulla vita.

 

 

1. L’ultimo guardiano: conoscere significa cercare e custodire

a) La ricerca come cammino interiore

L’epigrafe tratta dal Vangelo di Tommaso («Colui che cerca non desista dal cercare…») introduce il tema centrale: la ricerca come itinerario interiore. Il cammino nasce dallo stupore e conduce a una forma di «regno».
Il pentacolo, il grimorio e l’urna rappresentano una verità che non può essere posseduta, ma soltanto custodita. Essere «guardiano» significa quindi assumere un rapporto non proprietario con il sapere: l’uomo ne è depositario, non padrone.

b) Libertà e destino: la scelta dentro la vocazione

Eleazar afferma che «era già tutto scritto» e che i dubbi di Cador non impediranno il compimento del suo destino. Cador, però, domanda: «E se non fossi l’uomo che credi?». Il dialogo introduce il problema classico della compatibilità tra predestinazione e libertà, affrontato da Agostino e Boezio.
Il romanzo suggerisce che il destino non annulli la scelta, ma la solleciti. Cador è «prescelto»; il suo valore, tuttavia, dipende dal modo in cui risponde alla chiamata. La sua vicenda, vicina al mito, all’epica e al fantasy teologico, articola questa idea in tre punti:

• Il destino come vocazione. Essere «prescelto» non significa agire come un automa. Il destino non determina ogni passo: delinea una cornice e affida una missione.

• La libertà come responsabilità. Il valore di Cador non deriva dal suo ruolo di eletto, ma dalle scelte etiche, dal coraggio e dal modo in cui risponde alla chiamata.

• La loro compatibilità. La predestinazione assegna a Cador un ruolo; la virtù con cui lo interpreta dipende dalla sua libertà.

Il destino, dunque, pone la sfida; la libertà umana decide la risposta.

c) Paura e coraggio: l’equilibrio della virtù

Eleazar invita a «mantenere la bilancia in equilibrio» tra paura e coraggio e a cercare «l’armonia e la perfezione tra le cose del mondo». La sua esortazione richiama due tradizioni filosofiche:
• Aristotele, per il quale la virtù consiste nel giusto mezzo.
• Il pensiero pitagorico ed eracliteo, che concepisce il cosmo come un ordine fondato sull’armonia.
In questa prospettiva, l’immortalità non si conquista con la forza: si «scopre» come espressione dell’armonia universale.

d) Il sapere disincantato: dalla comprensione al dominio

Cador osserva che «la conoscenza di cui si vanta l’uomo» gli ha fatto perdere la capacità di percepire le forze e gli equilibri del creato. Bernardo completa la critica: l’uomo non sa più integrarsi nel mondo.
Il sapere, invece di favorire la comprensione, diventa così uno strumento di dominio. Questa prospettiva richiama:
• la Dialettica dell’illuminismo di Adorno e Horkheimer, nella critica alla ragione ridotta a controllo;
• il «disincanto del mondo» di Weber, cioè la perdita di una relazione simbolica e armonica con la realtà.
Il tema anticipa il conflitto centrale di Codice Omega: il passaggio dalla conoscenza alla volontà di potere.

e) Vendetta, perdono e purificazione

L’episodio decisivo
Il nucleo morale del romanzo emerge nella sentenza del Venerabile: «Nessuno può avvicinarsi all’altare recando nel proprio animo la vendetta». Cador, la cui mano è ancora «grondante di sangue», non riesce infatti ad aprire lo scrigno.
Il significato del perdono
Nel rapporto tra Raimbaut e Cador, perdonare non significa mostrarsi deboli. È invece la condizione necessaria per accostarsi al sacro: rinunciare alla vendetta interrompe la catena della colpa e avvia un processo di purificazione interiore.
Il dialogo con la filosofia
Questa visione richiama due prospettive:
• Hannah Arendt: il perdono spezza l’irreversibilità dell’azione e rende possibile un nuovo inizio.
• Friedrich Nietzsche: il romanzo affronta il ressentiment, ma lo supera in una prospettiva cristiana fondata sul perdono e sulla purificazione.

2. Codice Omega: tecnica, potere e limiti della ragione

a) La morte come limite e orizzonte della ragione

L’epigrafe: la storia come lotta contro la morte
Nell’epigrafe tratta da La storia e la morte (1964), Aldo Masullo presenta la ragione come «consapevole di essere mortale». Proprio questa consapevolezza la spinge a opporsi alla morte: da tale lotta nasce la storia.
Il significato del titolo
Omega, ultima lettera dell’alfabeto greco, richiama la fine. La morte diventa così il «codice» che il romanzo tenta di decifrare: un limite estremo che la ragione cerca di comprendere e superare.

L’indagine come metafora
Lester Richards ricostruisce un delitto attraverso indizi e prove. La sua indagine assume quindi un valore più ampio: rappresenta lo sforzo della ragione di dare forma e significato a ciò che sembra sottrarsi alla comprensione.
Il riferimento filosofico
Questa prospettiva dialoga con l’essere-per-la-morte di Heidegger: la mortalità non è soltanto la conclusione della vita, ma l’orizzonte che ne orienta il senso.

b) Eugenetica e biopolitica: il controllo della vita

La tesi eugenetica di Reginald
Lo scienziato Reginald Smith difende la sterilizzazione dei «difettosi». Per sostenere la propria posizione richiama la Repubblica di Platone, le teorie di Davenport e il modello svedese: la selezione viene presentata come uno strumento razionale per perseguire una presunta perfezione collettiva.
Greene come antagonista morale
Il dottor Greene incarna il punto di vista opposto. Nel 1945 assiste all’imposizione della sterilizzazione a una giovane donna dopo un aborto: l’esperienza concreta rivela la violenza nascosta dietro l’astrazione eugenetica.
La biopolitica
La discussione rappresenta ciò che Foucault definirebbe biopolitica: il potere dello Stato di amministrare corpi, nascite e riproduzione in nome di un ideale di normalità o perfezione.
Le obiezioni
• Stephanie richiama l’esperienza dei campi di concentramento tedeschi: «Non ne abbiamo già avuto sufficiente esperienza nei campi di concentramento tedeschi?».
• Ann porta il ragionamento alle sue conseguenze: la selezione naturale presuppone che i più deboli siano lasciati morire.

Le due obiezioni smontano l’argomento dall’interno: mostrano che la ricerca della perfezione, quando diventa politica, trasforma la vita umana in materiale da selezionare.

c) Il prezzo della perfezione: possibilità e responsabilità

Il confronto
Reginald afferma: «Per ogni obiettivo da raggiungere, c’è sempre un prezzo da pagare». Edwards replica con la domanda decisiva: «E non le sembra troppo caro?». Il dialogo sposta così l’attenzione dal risultato desiderato al costo umano necessario per ottenerlo.
La questione etica
Il problema non è soltanto stabilire che cosa la tecnica possa fare, ma chiedersi se tutto ciò che è tecnicamente possibile sia anche moralmente lecito.
Il principio di responsabilità
È la domanda posta da Hans Jonas nel Principio responsabilità: il potere tecnico deve essere guidato dalla prudenza e dalla tutela della vita, soprattutto quando le conseguenze possono essere irreversibili.
La risposta del romanzo
Lester assume una posizione netta: non è lecito forzare i meccanismi della natura. La perfezione, se perseguita senza limiti etici, rischia di trasformarsi in violenza.

d) Conoscenza o potere? Due modelli di scienza

La domanda decisiva
Quando Reginald afferma che «la morte è un ostacolo alla conoscenza…», Lester replica: «Alla conoscenza, Reginald, o al potere?». La domanda rivela il rischio centrale: il sapere può cessare di essere ricerca e trasformarsi in volontà di dominio.
Due concezioni della scienza
• La scienza come controllo: Reginald considera la conoscenza uno strumento per superare i limiti naturali e accrescere il potere dell’uomo.
• La scienza come ricerca umile: Gerald Forrest invita all’«umiltà nel porsi dinanzi al mistero della vita» e definisce Morgan uno «scettico metodologico». In questo modello, il dubbio guida l’indagine finché l’evidenza non consente di formulare una conoscenza fondata.

Il contrasto non oppone scienza e ignoranza, ma due modi di conoscere: dominare la realtà oppure interrogarla riconoscendone i limiti.

e) Richards e l’accettazione dell’imperfezione umana

L’imperfezione come condizione umana
Richards formula una vera e propria professione di fede filosofica: i crimini possono essere risolti perché nascono dalla condotta dell’uomo e «se l’uomo è imperfetto lo sono, di conseguenza, anche i suoi comportamenti». Ogni azione lascia quindi tracce, incoerenze ed errori.
La funzione della ragione investigativa
L’imperfezione non è un difetto da eliminare, ma una condizione da comprendere. Proprio per questo l’indagine razionale può ricostruire i fatti: il comportamento umano, non essendo perfetto, resta leggibile attraverso le prove.
Il contrappunto religioso
Il pastore Morris esprime la stessa idea da una prospettiva diversa: «non esiste perfezione che possa essere raggiunta in questa vita». Ragione investigativa e fede convergono così su un punto essenziale: il limite appartiene alla condizione umana e non può essere cancellato senza negare l’uomo stesso.

3. Lettura comparata

Tema L’ultimo guardiano Codice Omega
Rapporto con la conoscenza Custodia e ricerca (il «guardiano») Dominio e manipolazione (lo scienziato)
Immortalità Dono che si scopre nell’armonia Obiettivo da conquistare con la tecnica
Limite umano Da integrare con equilibrio (paura e coraggio) Da eliminare (perfezione, selezione)
Morte Passaggio che la fede rende sostenibile «Ostacolo» da vincere, ma anche orizzonte che resta
Colpa e giustizia Vendetta da superare; perdono e purificazione Delitto da decifrare con la ragione e le prove
Figura-guida Il saggio (Eleazar, Clemente) Il detective-filosofo (Lester Richards)
Antagonista Il Cacciatore, che vuole riportare alla luce un potere Lo scienziato che vuole piegare la natura

Il principio comune
I due romanzi condividono una stessa convinzione: il sapere privo di umiltà si trasforma in potere, e il potere privo di limiti genera violenza.

Due vie diverse
• In L’ultimo guardiano, la salvezza passa attraverso la rinuncia alla vendetta, il perdono e l’accettazione responsabile del proprio ruolo.
• In Codice Omega, passa attraverso la ragione critica, capace di smascherare la pretesa di perfezione e di porre limiti alla tecnica.

Una conclusione condivisa
L’Ultimo Guardiano formula una risposta religiosa; Codice Omega una risposta laica e razionalista. Entrambi, tuttavia, giungono allo stesso punto: la dignità umana nasce dal riconoscimento del limite e dalla consapevolezza che l’uomo non è padrone assoluto della vita né del proprio destino.

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Informazioni su ninobranchina

Cosa dire di me? Sono nato e vivo in quella splendida città (almeno così lo è per me) conosciuta, assieme a Taormina, La Perla dello Ionio, Catania. Dopo gli spassosi e per certi versi indescrivibili anni liceali, mi sono iscritto all’università, laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in urologia e, dopo qualche anno di gavetta, arruolato nel sistema sanitario nazionale in qualità di dirigente medico urologo presso un ospedale di provincia. Ho sempre nutrito la passione per l’arte, per il disegno in particolare (al liceo ero il disegnatore ufficiale di uno strampalato gruppo di amici, ho creato diversi personaggi a fumetti e con le mie opere pittoriche ho partecipato e vinto diversi concorsi scolastici), la musica, soprattutto hard rock ed heavy metal, il cinema con una sviscerata passione per tutto ciò che riguarda James Bond, Clint Eastwood e i vecchi film della Hammer Productions, la lettura di fumetti e soprattutto di romanzi: tra questi ultimi non posso non ricordare quelli della collana Urania, e poi gli horror e i gialli in particolare, fedelissimo ai libri di Conan Doyle, Agatha Christie (Marple e Poirot erano e sono i miei beniamini), e poi i polizieschi di S.S. Van Dine (di cui mi sforzo nei racconti di applicare le sue venti regole d’oro), di Raymond Chandler con il suo scanzonato Marlowe, per arrivare ai giorni d’oggi con Dean Koontz e Steven King. La professione medica impegna buona parte delle mie giornate ma, ciononostante, riesco a ritagliare un po’ di tempo per occuparmi del mio passatempo preferito, scrivere. La scrittura è vita, un modo dinamico di esprimere e di comunicare con il mondo, un’arma potentissima attraverso la quale tradurre in parole tutto quell’universo di immagini ed emozioni partorite dalla mia fervida mente e dal cuore (sia nel bene e nel male). Ho scritto molte poesie alcune delle quali pubblicate su www.poesieracconti.it e diversi romanzi, due pubblicati, Esalfa per il gruppo Albatros e Il Canto dell’Aquila, per la Sacco editore Roma. Ho partecipato anche al concorso letterario online Io Scrittore giungendo semifinalista nella prima edizione.
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