Nick Ventura: anatomia di un antieroe noir

Il protagonista di Tutto in una notte non vorrebbe essere guardato da vicino. Nick Ventura è un uomo che parla troppo, giudica tutti e si assolve in fretta. In questo articolo provo a smontarlo pezzo per pezzo, come si fa con un personaggio che, a dispetto di tutto, ci tiene incollati alla pagina.

Un nome ironico

Cominciamo dal nome. «Ventura» in italiano richiama la sorte, l’avventura, la buona ventura. Un detective che si chiama così dovrebbe essere un uomo fortunato. Nick, invece, è uno che la fortuna l’ha esaurita da tempo. Il contrasto fra il nome e la vita è il primo segno dell’ironia con cui il racconto lo tratta.

L’ex poliziotto

Nick è stato un poliziotto e oggi fa l’investigatore privato: l’unica cosa che gli riesce, ammette lui stesso, e nemmeno troppo bene. È un detective sceso di un gradino: ha perso l’autorità e il rispetto dei colleghi. Quando la polizia entra nel racconto, lo fa sbattendogli la porta in faccia. Questa caduta non è spiegata con un lungo flashback, ma lasciata affiorare dalle battute, come accade nei buoni noir: il lettore capisce che è successo qualcosa, e che Nick non ha nessuna intenzione di raccontarlo.

Il corpo e i vizi

Nick beve, fuma, usa sostanze, si porta dietro un corpo che non risponde più come un tempo. Nella tradizione hardboiled il detective è un uomo che incassa: Philip Marlowe prende pugni, bottiglie in testa e risponde con una battuta. Nick incassa anch’egli, ma i colpi gli arrivano soprattutto dall’interno. Il tema merita un articolo a parte, e ci arriverò, ma qui basta notare che la fragilità fisica non è un dettaglio pittoresco: è il motore della storia.

La voce

Tutto passa dalla sua voce. Nick racconta in prima persona, in un italiano colloquiale, ironico, spesso volgare. Si rivolge al lettore («vi chiederete»), commenta, si giustifica. È una voce che ha un grande vantaggio, quello della complicità, e un grande limite: non è affidabile. Nick giudica le donne dalla taglia del seno, gli stranieri dall’aspetto, i colleghi dal portafoglio. Quando lo fa, il romanzo non lo approva: lo mette in scena. I suoi pregiudizi appartengono al personaggio, e il lettore è libero, anzi invitato, a vederne la miseria.

È uno dei pochi modi in cui la letteratura può permettersi di essere politicamente scorretta senza diventare propaganda: dando la parola a qualcuno che si smaschera da solo.

Eroe, antieroe, o semplicemente un uomo

Tratto Detective classico Nick Ventura
Codice morale Un proprio onore, anche se segreto Compromessi, debiti, piccole illegalità
Rapporto con la legge Distante ma rispettoso Ex poliziotto, ora ai margini
Rapporto con il corpo Resistente, quasi indistruttibile Fragile, fonte di vergogna
Rapporto con le donne Affascinato e prudente Ossessionato e insicuro
Sguardo su di sé Stoico Autoironico e autoindulgente

 

Un antieroe non è un cattivo. È un protagonista che non possiede le qualità che ci aspettiamo da chi guida la storia, e che il racconto ci obbliga ad accompagnare comunque. Nick è debole, vanitoso, sbaglia i nomi e le valutazioni. Eppure ha una qualità che lo salva: non si fa illusioni su di sé fino in fondo, o almeno non sempre.

«Io non sono un qualsiasi uomo»

Il racconto lo dice presto, in una delle frasi che lo definiscono meglio: il problema, per Nick, è la parola «qualsiasi». Lui non si accetta come un uomo qualunque. L’ostinazione a sentirsi un’eccezione è il suo difetto e, in un senso paradossale, la sua forza narrativa: è ciò che lo spinge a salire su un muro in piena notte, a infilarsi in una villa, a rischiare la testa per dimostrare di essere ancora qualcuno.

Perché ci piace

Il fascino di un antieroe nasce dal riconoscimento. Pochi di noi somigliano a Sam Spade; molti, in una notte storta, somigliano a Nick: stanchi, ironici per difesa, convinti che il mondo ci debba qualcosa. Ridere di lui e, un attimo dopo, capirlo è l’esperienza che il racconto cerca di offrire.

Conclusione

Nel prossimo articolo guarderò alla struttura del racconto: perché una sola notte basta a reggere un noir, e che cosa sappiamo del genere da cui nasce.

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