Esalfa e Tutto in una notte: due romanzi, un’unica domanda sul limite

 

Chiudo la serie mettendo a confronto i due romanzi di cui ho parlato in questi giorni. Uno si svolge nella Spagna del 1547 e l’altro in una notte di oggi; uno ha un narratore solenne, l’altro un narratore irriverente. Eppure, a una lettura più attenta, rispondono alla stessa domanda.

Due mondi lontani

Aspetto Esalfa Tutto in una notte
Epoca Aprile 1547 Contemporanea
Genere Romanzo storico, giallo e religioso Noir ironico
Narratore Antonio Heredia, medico Nick Ventura, ex poliziotto
Durata dell’azione Alcuni giorni Una sola notte
Registro Solenne, con dialoghi quasi teologici Colloquiale, volgare, autoironico
Potere dominante L’Inquisizione e la fede Il denaro, il sesso e le apparenze
Rapporto con il corpo Il medico che cura Il detective che non riesce

 

Due uomini, un mestiere dello sguardo

Antonio osserva i corpi per guarirli; Nick osserva le persone per smascherarle. Sono due professionisti dell’indagine, uno clinico e uno investigativo, e in entrambi i casi il loro metodo si scontra con qualcosa che non riescono a spiegare. Antonio incontra una fede che si rivela più complessa della sua ragione. Nick incontra una trappola che nessuna astuzia da poliziotto gli aveva fatto prevedere.

Entrambi raccontano in prima persona, e questa scelta li rende più fallibili. Il lettore vede ciò che vedono, quando lo vedono, e scopre con loro che il quadro era più grande.

Il limite come tema

In Esalfa il limite è la morte, la fragilità del corpo, il confine fra ciò che l’uomo può conoscere e ciò che gli resta precluso. Le epigrafi di Pico e di Freud lo dicono con chiarezza: la dignità nasce dalla libertà di plasmarsi, ma l’illusione di non avere limiti è sempre dietro l’angolo.

In Tutto in una notte il limite è più prosaico e per questo più riconoscibile: un corpo che non risponde, un orgoglio che non lo accetta. Nick non vuole essere «un qualsiasi uomo», proprio come i personaggi dell’altro romanzo non vogliono arrendersi a una condizione umana, a una misura. Cambia la scala, non il meccanismo.

La giustizia e la trappola

I due libri condividono anche un’altra idea: quella dell’inganno costruito attorno a un uomo. In Esalfa vi sono tribunali, accuse, sospetti e la minaccia di una giustizia che non distingue il colpevole dall’innocente. In Tutto in una notte la trappola è privata, e tuttavia si fonda sullo stesso principio: far sembrare colpevole chi non lo è, o far passare per giustizia ciò che è soltanto interesse.

In entrambi i casi la domanda è: chi decide chi è colpevole? Quando la giustizia appartiene a un’istituzione, rischia di diventare fanatismo; quando appartiene a un individuo, rischia di diventare vendetta.

Le donne e lo sguardo degli uomini

Juanita, in Esalfa, è una donna accusata ingiustamente per le sue visioni; Margit, in Tutto in una notte, è una donna che il narratore riduce a un oggetto di desiderio. Sono personaggi opposti, ma in entrambi i casi lo sguardo maschile determina il loro destino. Antonio scopre a poco a poco la propria cecità; Nick, forse, non la scoprirà mai fino in fondo.

Un tono diverso per la stessa serietà

Si potrebbe pensare che Esalfa sia il libro serio e Tutto in una notte quello leggero. Non lo credo. L’ironia di Nick è un modo di prendere sul serio ciò che gli fa paura, e la solennità di Antonio è un modo di tenere a bada il proprio dolore. Ciascun libro sceglie il registro più adatto al suo tema: il romanzo storico lo cerca nella tragedia, il noir nella farsa amara.

Conclusione

Scrivere due libri così diversi mi ha insegnato che le storie cambiano abito, ma le domande restano. Che cosa facciamo quando scopriamo di non poter essere ciò che avremmo voluto? Ci sono due risposte possibili: negare il limite, e pagarne il prezzo, oppure riconoscerlo e imparare a convivere con esso. I miei personaggi, ciascuno a suo modo, scelgono fra queste due strade.

Se hai letto uno dei due romanzi o entrambi, mi farebbe piacere conoscere la tua opinione nei commenti.

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